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Vivere nel fascismo a Terni e non solo

18,00 

Descrizione

Formato 14,8×21 cm, brossura, ill. B&N, 190 pp.

In un intreccio tra storie individuali e storia collettiva, il libro racconta le vicende del nonno e del padre dell’autrice, le cui vite sono segnate, sebbene in modo diverso, dal ventennio fascista: il primo vive la Prima guerra mondiale e poi la nascita e il consolidamento del regime, mentre il secondo cresce e diventa adulto quando il fascismo si afferma per poi vivere, nella maturità, i difficili anni del secondo dopoguerra.
Lo scenario è la città di Terni e anche se il racconto approda anche verso altri (Roma, Eritrea, Tripoli), il suo nucleo profondo rimane la città umbra, con i fatti e i personaggi che ne hanno animato la vita in quegli anni. È la Terni fascista e antifascista degli anni del regime ed è la Terni del secondo dopoguerra, della ricostruzione e dei licenziamenti conseguenti alla ristrutturazione del gruppo polisettoriale della Società Terni.

Vivere nel fascismo a Terni e non solo, ha ottenuto una Segnalazione nella sezione Saggistica del Premio di scrittura femminile “Il Paese delle Donne” 2022. con la seguente motivazione:
«Saggio storico interessante, in cui i racconti di vita del nonno Pietro e del padre Milvio, ossia di una storia familiare, sono collocati in un ambito documentato e articolato sia storiograficamente sia geograficamente, senza alcuna concessione al sentimentalismo.

Ne emerge una vicenda generale, in cui gli eventi storici trattati illuminano sul carattere del fascismo e oltre, nell’arco di due generazioni.
Viene analizzata la trasformazione del territorio di Terni, da sistema produttivo agricolo a sistema industriale, con gli stadi di questo processo, assieme al carattere della società cittadina e della classe operaia.
Si narra dei lavoratori indigeni che si mescolano con quelli immigrati da altre parti d’Italia costituendo reti sociali e politiche, che resistono al ventennio, e della spinta modernizzatrice dovuta alla Prima guerra mondiale, che causa lo sviluppo dell’industria chimica e, con lo sfruttamento del bacino idrico, realizza la produzione di elettricità.
La militanza politica di entrambi i familiari e le successive conseguenze rappresentano, nella loro similitudine, una testimonianza emblematica della situazione italiana nel corso di fasi storiche seppur differenti: il carcere, il confino e il licenziamento, poi la Resistenza e il ritorno in fabbrica come operaio per Pietro, invece per Milvio prima il diploma di perito industriale, il periodo in Africa, la chiamata alle armi con la Seconda guerra mondiale, il lavoro come tecnico alla Società Terni e la sua espulsione per l’attività nel Pci e nella Cgil.
Il libro dunque è importante, perché la memoria, come afferma Liliana Segre, costituisce “un vaccino contro l’indifferenza”».
Antonella Bontae

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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