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Filippo Maria Troiani, RUOLI E ITINERARI DEL NOTABILATO PONTIFICIO TRA ANTICO REGIME E ETÀ LIBERALE Genesi di un’identità cetuale

18,00 

Descrizione

168x240h mm, XIII+140 pp.

Presentazione di Renato Covino

Recensione “micropolis”, febbraio 2023, p. 24

Nel complesso meccanismo che, dopo l’unificazione italiana, portò alla formazione di quella che sarebbe divenuta la classe dirigente del nuovo organismo nazionale, entrarono in gioco una serie di fattori determinanti, tra cui uno dei più rilevanti fu rappresentato dalla comune matrice borghese di questi nuclei familiari e dall’aver acquisito un nuovo ruolo sociale durante il decennio francese. Questa dinamica entrò in gioco anche nei domini pontifici; la nuova visibilità acquisita nel contesto delle municipalità repubblicane prima e delle istituzioni napoleoniche poi, da esponenti della borghesia dei mestieri e delle professioni, disegna un differente scenario che diviene al tempo stesso sperimentazione di un nuovo equilibrio di poteri e fucina del futuro ceto dirigente. Gli anni dell’amministrazione francese segnano l’ingresso ufficiale nella struttura apicale delle magistrature municipali di quegli uomini nuovi provenienti dalle file della borghesia dei mestieri e delle professioni che tanta parte avrà nei processi decisionali dell’ultimo scorcio di vita dello Stato Pontificio. Partendo da questo presupposto, il volume ricostruisce l’ascesa di due di questi nuclei familiari di origine borghese, i Marignoli e gli Antonelli nonché la parabola di un’antica famiglia della nobiltà feudale, i Campello, che cerca di immaginare un nuovo futuro per sé e per i propri discendenti.
Il percorso da essi compiuto non si è sviluppato in maniera lineare, avendo seguito, almeno in parte, le vicende più strettamente legate al contesto cittadino dal quale questi nuclei familiari sono partiti e i mutamenti a cui vennero sottoposti i domini temporali tra la fine del XVIII e la prima metà del XIX secolo.
Nel succedersi delle generazioni che dal decennio francese arrivano alle soglie dell’Italia liberale si verifica infatti una scomposizione che porta alcuni esponenti di questi casati, siano essi di antica nobiltà o di nuova nobilitazione, ad allargare il proprio raggio di interesse oltre i confini delle rispettive comunità locali, preparandoli ad affrontare con successo il passaggio al nuovo organismo nazionale. Affidandosi alle proprie capacità di inserimento nei mutamenti sociopolitici o alle spiccate doti di spregiudicati imprenditori, essi divengono la rappresentazione concreta di quella trasformazione che ha origine nella società della periferia pontificia, tra Rivoluzione e Restaurazione, e che diede luogo a inediti percorsi di ascesa sociale, sganciati in parte dalle tradizionali dinamiche sinora esistenti.
Sebbene per molti di questi nuclei familiari di origine mercantile la fine del percorso riservi in premio l’ingresso a pieno titolo nell’aristocrazia del nuovo Stato nazionale, l’intima natura della loro identità cetuale rimase nel tempo fortemente ancorata alle originarie radici borghesi che ne influenzarono stile e comportamento nel contesto dell’Italia umbertina.

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