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Hermann Heller, L’EUROPA E IL FASCISMO. Alle origini del pensiero autoritario

30,00 

Descrizione

leggi la recensione di Amedeo Barletta

Introduzione e traduzione a cura di Carlo Amirante
Postfazione
di Antonio Merlino

148x210h mm, XLI+206 pp.

Europa und der Fascismus, pubblicato nel 1929 per i prestigiosi tipi di de Gruyter e riedito nel 1931 è rimasto troppo a lungo ignorato in Italia tanto dai giuristi quanto dagli storici e dai filosofi. I primi lo hanno infatti considerato come un libro di storia estraneo al rigore metodologico della scienza giuridica mentre i secondi lo hanno dimenticato perché libro di diritto e in quanto tale esorbitante gli interessi dello storico e del filosofo di professione.
Con Europa und der Fascismus Hermann Heller proponeva una precoce interpretazione del fascismo e imprimeva al contempo una forte scossa ai rigidi schemi della giuspubblicistica e del pensiero giusfilosofico, entrambi attardati sulla contrapposizione astratta e astorica tra le due “teorie generali” del decisionismo e del normativismo.
Con la traduzione italiana Carlo Amirante ricordò alla scienza giuridica che il pensiero tedesco non poteva essere ridotto a queste due polarità: tra normativismo e decisionismo, tra Kelsen e Schmitt vi era il pensiero di Heller, travolto dalla catastrofe della fine di Weimar e in Italia sovente dimenticato nonostante la sua ricchezza dottrinale. Heller aveva colto prima e meglio di altri le molte insidie che si annidavano nelle acrobazie teoriche degli addottrinati e che si apprestavano a tramutare hegelianamente il «razionale» in «reale». Il libro di Heller sulla catastrofe europea non è da rileggere soltanto per esercizio di erudizione e neppure soltanto per gettare più intensi lumi su una pagina di “storia contemporanea”. Il libro, arricchito da una postfazione di Antonio Merlino, è di stringente attualità.

 

Carlo Amirante, già professore ordinario di Dottrine dello Stato e docente di Diritto costituzionale presso la seconda cattedra nella Facoltà Federico II di Napoli, è autore di numerosi libri e saggi di diritto italiano e comparato tradotti anche all’estero (anche come membro dell’Associazione internazionale di Scienze politiche e di Filosofia del diritto). Ha insegnato in varie Università straniere, pubblicando in riviste e volumi collettanei. Ha contribuito alla diffusione del pensiero giuridico tedesco in Italia, traducendo e curando, tra l’altro, opere di autori come Ernst Forsthoff e Erhard Denninger. Tra le sue pubblicazioni si ricordano varie edizioni del Manuale di Diritto pubblico e tre volumi dedicati ai processi di unificazione europea e di globalizzazione, l’ultimo dal titolo Dalla forma stato alla forma mercato (2008).

Antonio Merlino insegna nell’Università Paris Lodron di Salisburgo. In Austria ha ottenuto la prestigiosa Habilitation come Professore ordinario e associato in Filosofia del diritto (con venia piena). In Italia ha ottenuto l’abilitazione scientifica nazionale come Professore associato in Storia del diritto medievale e moderno. È autore di molti libri, tra i quali Storia di Kelsen (Editoriale scientifica, 2012) e, di recente, Montesquieu. Eine Perspektive edito da de Gruyter (Boston-Berlino, 2020). Per Il Formichiere ha pubblicato Interpretazioni di Montesquieu (2018), L’idealismo giuridico di Vittorio Frosini (2020), ha tradotto il primo libro di Hermann Heller su Hegel e il pensiero nazionale dello Stato di potenza in Germania. Un contributo alla storia dello spirito pubblico (2021) e da ultimo Dispotismo democratico. La crisi della politica e della sua lingua (2022). Nel 2022 ha dato alle stampe Dispotismo democratico. La crisi della politica e della sua lingua, che riunisce in forma di saggio divulgativo editoriali e scritti per la stampa quotidiana.