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Kultur Fabrik Perugia. Ricercare, rilevare, rigenerare. L’ex carcere maschile di Perugia

25,00

  • Anno: 2015
  • Autore: Belardi Paolo, Menchetelli Valeria (a cura di)
  • Città: Foligno
  • Editore: Il Formichiere
  • EAN: 9788898428274
Categoria: Product ID: 1914

Descrizione

155 p., f.to cm 21,5×21,5, ill. b/n e colori, brossura con bandelle.

Kultur Fabrik Perugia. Progetto di una rete di architetture per la cultura nel centro storico di Perugia è un progetto di ricerca universitario finalizzato a esplorare le possibilità di rivitalizzazione/rigenerazione del centro storico del capoluogo umbro, e per estensione dei centri storici italiani, attraverso azioni sinergiche di riqualificazione di luoghi strategici del tessuto urbano. Perugia ha affermato e consolidato nel tempo l’immagine di un’ingegnosa città-laboratorio, intenta a sperimentare forme insolite di mobilità urbana: dalla pedonalizzazione di corso Vannucci (1971) all’introduzione delle scale mobili nei meandri ipogei della rocca Paolina (1983) fino alla realizzazione del minimetrò (2009). Tuttavia, allo stato attuale, al fine di mantenere vivo il suo centro storico, non è più sufficiente garantirne l’accessibilità, ma occorre garantirne anche e soprattutto l’attrattività. In tale ottica, anteponendo alla rigenerazione del centro storico la sua conoscenza profonda, sono stati individuati, rilevati e catalogati, attraverso attività conoscitive dedicate, i contenitori e le aree attualmente dismessi o sottoutilizzati della città, nel cui ambito è stato attribuito un ruolo trainante all’ex carcere maschile di piazza Partigiani, icona della Perugia postunitaria costruita sulle rovine della rocca Paolina da Giuseppe Polani (autore anche degli edifici carcerari di Genova, Sassari e Torino). E, al fine di estendere il confronto a livello nazionale, è stato organizzato un workshop-concorso didattico che ha visto la partecipazione di 16 atenei italiani provenienti da ogni latitudine. L’obiettivo da perseguire, sintetizzato dallo slogan “da luogo della costrizione fisica a luogo della liberazione creativa”, è stato quello di prefigurare la riappropriazione da parte della città dell’ex carcere maschile ipotizzandone la trasformazione in un’officina creativa dedicata ai giovani.