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Vincent Jolivet (a cura di), GLI EROI DI MARCE ATIE. Gli Etruschi dipingono il mito. Catalogo***IN ARRIVO****

18,00 

  • Anno: 2024
  • Città: Jolivet Vincent (a cura di)
  • EAN: 9791280732866
  • Editore: Il Formichiere
  • Autore: Jolivet Vincent

Non disponibile

Descrizione

168x240h mm, 67 pp. Ill. a colori

con la collaborazione di Maria Cristina Tomassetti

con i contributi di: Caterina Agostino, Melania Bisegna, Beatrice Casocavallo, Federica Cerroni, Margherita Eichberg, Gilles van Heems Benjamin Houal, Vincent Jolivet, Edwige Lovergne, Daniel Morleghem

Mostra a cura di Vincenzo Bellelli, Margherita Eichberg, Vincent Jolivet

Introduzione di Vincenzo Bellelli

Nel luglio 2022, quel fazzoletto della Tuscia caratterizzato dalla presenza, così suggestiva e identitaria, delle necropoli rupestri, è stato il teatro di una scoperta archeologica di straordinaria importanza. Nel corso dello scavo di un ambiente parzialmente inesplorato della famosa tomba Lattanzi, nella necropoli monumentale di Norchia, centro “minore” del territorio tarquiniese, una équipe di archeologi francesi coordinata dal Prof. Vincent Jolivet ha portato alla luce un vaso etrusco dipinto nella tecnica a figure rosse, istoriato con scene ispirate all’epica greca e corredato di iscrizioni esplicative. Una di queste iscrizioni restituisce il nome del proprietario e committente del vaso, Marce Atie. Le altre rivelano i nomi dei personaggi raffigurati sul corpo del recipiente, che rinviano ad episodi della guerra di Troia e ai suoi principali protagonisti, tra i quali Achille. Altre parole dipinte sul vaso gettano una luce insperata su aspetti ancora poco noti della lingua etrusca.
L’opera può essere attribuita in base all’analisi stilistica all’officina vulcente cui è associato il gruppo stilistico detto dell’Imbuto. La datazione alla fine del IV sec. a.C., ovvero al periodo in cui iniziano i rapporti conflittuali con Roma, suggerisce che siamo di fronte con ogni probabilità non al semplice riflesso di conoscenze erudite, bensì ad una traslazione, nell’immaginario senza tempo del mito, di valori etici e politici che dovevano avere, nell’ottica della committenza e dei fruitori del racconto per immagini, una loro stringente attualità. Il fatto che le scene rappresentate sul vaso, già di per sé parlanti, siano decodificabili senza ambiguità attraverso le iscrizioni, e queste rimandino senza eccezioni alla mitologia eroica dei Greci, fornisce una splendida conferma del livello di ellenizzazione delle aristocrazie etrusche del IV sec. a.C. Abbiamo così la riprova che in questo periodo la cultura greca continuava a fornire agli Etruschi, sia a quelli abitanti nelle metropoli, che a coloro che vivevano nei centri cosiddetti minori di cui era costellato l’entroterra, non solo le storie da raccontare attraverso le immagini riprodotte dalla pittura vascolare, ma probabilmente anche i modelli iconografici di riferimento. È inoltre assai significativo che ad ispirare gli artigiani etruschi operanti nel periodo dei conflitti con Roma, sia stata anche in questo caso la guerra di Troia, la “storia delle storie”, fonte inesauribile di ispirazione quando si doveva rappresentare una contrapposizione politico-militare.
Dopo una fugace apparizione del nostro vaso istoriato nella mostra temporanea “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi” allestita a Roma presso le Terme di Diocleziano, dove però era esposto da solo, il sensazionale “racconto per immagini” commissionato da Marce Atie è approdato alla fine del 2023 a Tarquinia nel Museo archeologico Nazionale, dove tuttora si trova (aprile 2024). Per restituire al visitatore l’emozione della scoperta e la corretta percezione dell’opera all’interno del suo contesto, la piccola camera funeraria è stata riprodotta per l’occasione nelle sue dimensioni reali con la restituzione volumetrica dei tre sarcofagi rivenuti dagli archeologi al momento della scoperta, insieme al materiale di corredo.
Il volume Gli eroi di Marce Atie. Gli Etruschi dipingono il mito costituisce il catalogo scientifico della mostra di Tarquinia. Esso rappresenta a livello editoriale una ghiotta primizia sulla scoperta di Norchia, anticipatrice della attesa editio maior del vaso e del suo contesto.
La mostra e il catalogo sono il frutto della collaborazione tra il Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia, istituto autonomo del Ministero della Cultura di cui il Museo archeologico nazionale di Tarquinia fa parte, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale e l’UMR 8546 AOROC – CNRS/ENS PSL Paris.
In altra parte di questo volume saranno meglio descritte le coordinate delle collaborazioni istituzionali da cui deriva il progetto di questa mostra, fra le quali vanno annoverati anche lo Stato maggiore dell’Esercito e la Fondazione Luigi Rovati di Milano, che ha meritoriamente finanziato il restauro dello stamnos.
A noi spetta il gradito compito di evidenziare in questa presentazione l’importanza dell’operazione culturale a cui così tante istituzioni hanno contribuito e di ringraziare per la loro competenza e per l’entusiasmo con cui hanno lavorato, tutti i componenti dell’équipe italo-francese che ha consentito di raggiungere il traguardo della mostra e della pubblicazione del relativo catalogo, con il coordinamento efficace di Vincent Jolivet.
È motivo di profonda soddisfazione che tutto ciò avvenga nell’anno in cui il Museo archeologico nazionale di Tarquinia, ospitato nella prestigiosa sede di palazzo Vitelleschi, celebra il centenario della sua inaugurazione al pubblico.

Sommario

Introduzione, Vincenzo Bellelli

1. La necropoli Lattanzi: un progetto in collaborazione, Margherita Eichberg, Beatrice Casocavallo

2. Il progetto di allestimento, Federica Cerroni, Melania Bisegna, Caterina Agostino

3. Il settore Lattanzi della necropoli di Norchia ed il contesto della tomba 3, Daniel Morleghem

4. Il corredo della tomba Lattanzi 3, Edwige Lovergne

5. La digitalizzazione del vaso, Benjamin Houal

6. Lo stamnos e la sua iconografia, Vincent Jolivet

7. Le iscrizioni: una storia non solo fatta d’immagini, Gilles van Heems

Bibliografia