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Pierino Petrucci, “SGHENGHELLA (o il Generalissimo delle Masse Sabine)”

12,00 

Descrizione

148x210h mm, 121 pp., ill.

Presentazione di Roberto Lorenzetti

Il Risorgimento Sabino è ricco di episodi spesso rimasti nell’ombra e che meriterebbero invece di essere conosciuti.
È il caso di don Andrea Tiburzi detto Sghenghella, un prete, o prete-brigante, così come venne definito al tempo della prima invasione in Italia.
Di raccontare questa storia si è fatto carico Pierino Petrucci scrivendo questo gustoso saggio fatto per essere letto tutto d’un fiato.
Petrucci non è nuovo a questo tipo di produzioni, e da qualche anno è impegnato a dar voce a fatti più o meno noti della Sabina, attingendo le notizie soprattutto da documenti d’archivio di prima mano.
Anche in questo caso la narrazione scorre veloce, e l’autore, soprattutto nella prima parte, costruisce una narrazione accattivante, spesso romanzata, miscelando sapientemente realtà e fantasia letteraria.
La vicenda che dal punto di vista storiografico venne narrata da Angelo Sacchetti Sassetti nel suo pregevole Rieti nel Risorgimento Italiano (Rieti 1911), vede come protagonista don Andrea Tiburzi, parroco di Cottanello che con spirito palesemente sanfedistico, riuscì a costruire e capeggiare un vero e proprio movimento in chiave antifrancese coinvolgendo migliaia di persone provenienti dai centri della Sabina.
Nel dicembre del 1798 l’esercito francese aveva marciato da Terni verso Rieti.
La città venne occupata da due diverse colonne, la prima delle quali vi irruppe da Porta Romana, mentre la seconda da Porta Cintia. La resistenza incontrata fu scarsissima e i francesi in pochi giorni vi insediano il governo repubblicano mentre le truppe lasciarono ben presto la città puntando verso il Regno di Napoli. Risale a quel periodo il proclama di Ferdinando IV (8 dicembre 1798) con il quale dichiarava apertamente di voler ristabilire il precedente governo clericale nello Stato romano, invitando di fatto le popolazioni occupate a sollevarsi contro i francesi.
Un appello che non rimase inascoltato, e tra i tanti movimenti antifrancesi nati in questo periodo, tra i più robusti, c’è da annoverare anche quello capeggiato dal parroco di Cottanello don Andrea Tiburzi. Sghenghella, nel nome di Ferdinando IV, iniziò ad invadere vari centri tra i quali Poggio Bustone, Rivodutri, Morro, Labro, Papigno, arrestando gli amministratori insediati in quei luoghi dai francesi, e collocando al loro posto i propri uomini.
Il 10 febbraio 1799 arrivò fino alle porte di Rieti, dove era rimasto un presidio di soldati che resistette per una decina di giorni all’assedio di Andrea Tiburzi fino a quando arrivò in soccorso un forte contingente dell’esercito francese che riuscì a disperdere le forze assedianti di Sghenghella.
Quel piccolo esercito antifrancese, considerato un manipolo di briganti, sbandò verso i monti sabini, e tanti militanti tornarono ai loro paesi di origine mentre don Andrea Tiburzi, con i suoi più fedeli seguaci, varcò il confine napoletano facendo perdere le sue tracce. La repressione francese fu durissima e molti dei seguaci di questo prete-brigante vennero arrestati e condannati a pene severe, in alcuni casi perfino alla fucilazione.
Il lavoro di Pierino Petrucci è ricco di dettagli soprattutto per quanto concerne gli eventi di questa vicenda che si sono consumati a Vacone, Cantalupo e in altri centri della bassa Sabina.
Il suo racconto è sempre brillante e si lascia leggere con grande piacere, tra le scoperte da lui fatte nelle carte d’archivio, e le vicende sapientemente raccontate in chiave narrativa.
Pierino Petrucci consegna così ad una corretta conoscenza, una delle pagine più accattivanti della nostra storia risorgimentale.
C’è da augurarsi che soprattutto il mondo della scuola accolga con la giusta attenzione questo lavoro inserendolo in un reale percorso di conoscenza di questo territorio nel quale i fatti narrati possono essere associati agli spazi stessi in cui si è consumata questa intrigante pagina di storia.
Luoghi il più delle volte belli, che si arricchiscono ora anche della memoria delle azioni del nostro don Andrea Tiburzi, prete-brigante della Sabina.

 

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