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Collana di studi e ricerche diretta da Giancarlo Baronti.
Comitato scientifico e redazionale: Patrizia Cirino, Paola Falteri, Massimiliano Minelli, Giancarlo Palombini, Daniele Parbuono.

Una collana dedicata alla documentazione etnografica e allo studio delle trazioni popolari dell’Umbria potrebbe oggi apparire anacronistica e sarebbe sicuramente così se i modelli di riferimento consistessero in quegli scarni lavori di respiro esclusivamente locale che si riducono a repertori banali, acritici e raccogliticci, motivati solo dal rimpianto di un passato buono da contrapporre ostinatamente a un cattivo presente. I punti cardine della collana sono sicuramente altri: una basilare, densa e contestualizzata etnografia, l’impiego costante dei paradigmi interpretativi elaborati dal pensiero antropologico contemporaneo e l’utilizzo, sempre in funzione interpretativa di puntuali ed equilibrate pratiche comparative. Non sarà trascurata la riproposizioni di testi “classici” del folclore umbro, oramai introvabili, quali quelli di Giuseppe Bellucci, di Giuseppe Nicasi e di Zeno Zanetti che non saranno meramente ripresentati ma verranno corredati da adeguati apparati critici in grado di far comprendere agli odierni lettori il senso e lo scopo di ricerche condotte a cavallo tra Otto e Novecento sulla cultura della classi subalterne umbre. Per non ridursi a una pura e semplice ripresa di un passato pur criticamente riplasmato, una particolare attenzione sarà dedicata agli attuali processi di patrimonializzazione del patrimonio culturale immateriale (credenze, saperi pratiche…) connesso ai tempi e ai modi del quotidiano e del festivo che in particolare nella nostra regione hanno anche dato vita a forme di “invenzione della tradizione”, cioè all’istituzione di articolate “macchine del tempo”, realizzate da comitati locali o da pro-loco non solo a scopo di visibilità e attractiveness, ma anche per riannodare simbolicamente legami con un lontano e spesso improbabile passato, comunque avvertito come distintivo e qualificante.
Questo primo volume della collana costituisce una sorta di manifesto programmatico perché pur avendo come precipuo oggetto di studio il limitato ambito delle varianti umbre di un rituale un tempo molto diffuso a livello europeo, la scampanata, non si limita a descrivere e organizzare i risultati delle rilevazioni etnografiche, ma individua nella tradizione degli studi antropologici e storici il quadro interpretativo (quello elaborato da Claude Lévi-Strauss) che consente di fornire di senso questo rituale che nel corso del tempo ha subito consistenti processi repressivi da parte delle autorità civile ed ecclesiastiche. L’adozione di un adeguato ventaglio comparativo permette di comprendere come la scampanata non sia un rituale isolato cui è demandata principalmente la funzione di “controllare” i secondi matrimoni dei vedovi, ma appartenga a un vasto e meticoloso sistema rituale che all’interno delle classi.

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